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La magia della Lunaria

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  La magia della Lunaria La Lunaria la vedevo la prima volta con consapevolezza a casa di Vella, la mia terza nonna. Lei - maremmana era la nostra cara vicina di casa-, la mia mamma ed il mio papá mi hanno contagiato per l’Amore della Natura.    La Lunaria a casa di Vella era nominata come le medaglie del papa , si trattava difatti di una composizione di fiori secchi da lei composta. Si usava molto ai tempi. Oggi anche io ho un paio di piccole composizioni a casa. In questo caso si usano le siliquie – praticamente i frutti secchi della pianta che contengono per lo più 6 semi e sono come medaglie o monete del Papa appunto. Sfogliandoli delicatamente tra le dita si toglie la pellicola (valve) che protegge i semi, e resta la parte interna della ‚medaglia‘, che luccica, che pare fatta di madreperla. In tedesco infatti questa pianta prende il nome di Silberblatt (tradotto: foglia d’argento), nome che rende proprio l’immagine, come molti termini tedeschi. Invece in itali...

Passate le feste… la marruca continua a tintinnare allegramente al vento

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  La Marruca in Abruzzo , per la precisione a Raiano, nella Vallata Peligna, è chiamata tattazigne - che sta ad indicare i piatti bronzei delle bande e delle orchestre musicali – questa definizione é dovuta alla particolare forma dei suoi frutti. E proprio la forma delle sue drupe pare sia stata ispirazione sia come decorazione per gli ornamenti femminili dell‘epoca che per i pettorali difensivi dei guerrieri italici. Al vento questi frutti secchi sono una delicata musica di accompagnamento durante le camminate in Natura. È un arbusto perenne comune sia in Abruzzo che nell’area mediterranea. Il suo nome scientifico Paliurus spina-christi ci indica innanzitutto la caratteristica dei suoi rami ricchi di spine acutissime. E‘ una pianta officinale, infatti, i suoi frutti in infuso hanno forti proprietà diuretiche (Paliurus: „ pálin “= di nuovo e „ oúron “= orina. Far orinare di nuovo), mentre le foglie vengono usate in erboristeria per preparare dei rimedi contro la pelle grassa...

Il Lino delle Fate … tempo di decantar Bellezza

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  In certi momenti è bene parlar di bellezza e magia. Sin da piccina, papà mi raccontava di erbe citandole col nome in dialetto abruzzese, raianese (AQ) per la precisione, e dei giochi che ne creava da bimbo. E così mi sono rimaste alcune parole in mente e da qualche tempo, stando in Abruzzo, ho potuto trovare il loro corrispondente in italiano e poi il loro termine scientifico. Tra queste ne cito tre: tattazigne (Paliurus spina-christi, marruca – significa piatti della banda, che i frutti ricordano), appesarache (albero e frutto del Celtis australis, bagolaro o spaccasassi) e cinciapallante (stipa pennata), lino delle fate (cince=cencio e Pallante=ciottolo di fiume). Quest’ultima magica pianta era una pianta che a Raiano rappresentava sacro e gioco. Il sacro perché la pianta é legata al santo patrono, San Venanzio. Il 18 maggio, giorno a lui dedicato, i devoti si recano piedi, oggi forse solo in auto, preso l’omonimo Eremo, e, oltre alle pratiche di Lithoterapia per la ...